Burocrazia della pubblica amministrazione e ricadute su imprese e professionisti
La burocrazia nella pubblica amministrazione può avere ricadute sulle imprese e sulla credibilità dei professionisti. Nel lavoro quotidiano a fianco di imprese e lavoratori emerge con frequenza un problema strutturale nel rapporto con la Pubblica Amministrazione. Non si tratta solo di lentezze procedurali, ma di scelte organizzative e prassi applicative che producono effetti economici rilevanti su chi opera nel sistema produttivo. Lo scopo delle burocrazie? Va individuato di volta in volta senza neppure escludere la ricerca di accrescimento di influenza e potere, ma nel concreto occorre verificare caso per caso. I pubblici dipendenti e la quasi impunità penale Il recente intervento legislativo che ha eliminato il reato di abuso d’ufficio ha inciso sul quadro delle responsabilità dei funzionari pubblici. La scelta è stata rimessa alla discrezionalità del legislatore e si inserisce in un più ampio riassetto del diritto penale della pubblica amministrazione. Resta però un dato pratico. Molte condotte che in passato trovavano un presidio anche penale oggi si collocano esclusivamente sul piano disciplinare o contabile. In assenza di controlli interni effettivi e di meccanismi di responsabilità realmente funzionanti, il rischio è uno sbilanciamento a danno dei destinatari dell’azione amministrativa. In diversi settori si registra una forte attenzione alla produzione di entrate e al raggiungimento di obiettivi quantitativi. I sistemi premiali interni, quando scollegati dalla qualità giuridica dell’azione amministrativa, possono favorire decisioni affrettate o interpretazioni eccessivamente estensive delle norme. L’errore non è episodico ma tende a ripetersi. Le conseguenze economiche ricadono su imprese e professionisti che devono difendersi in sede amministrativa o giudiziaria per far valere diritti già riconosciuti dall’ordinamento. Un esempio ricorrente riguarda il rilascio del Documento Unico di Regolarità Contributiva. La disciplina vigente, a partire dal D.M. 30 gennaio 2015, collega la regolarità contributiva anche alla presenza di situazioni non definitivamente accertate, come crediti oggetto di contenzioso o di provvedimenti di sospensione. Nonostante questo quadro normativo, nella prassi si riscontrano DURC negativi emessi in pendenza di giudizi contributivi o in presenza di posizioni che non possono considerarsi definitivamente accertate. In tali casi è spesso necessario un intervento giudiziale per ottenere il riconoscimento di una regolarità che la norma già presuppone. La difficoltà di ottenere provvedimenti di urgenza e la perdita di credibilità dei professionisti I tribunali, non di rado, qualificano questi comportamenti come illegittimi, ma l’ottenimento di un provvedimento di urgenza richiede la prova dell’”urgenza” (tecnicamente di parla di “periculum”) che non tutti i Tribunali percepiscono come una circostanza da provare in modo specifico senza dare niente per scontato e quindi a volte con grande difficoltà per il contribuente. Il pregiudizio non è solo processuale. Se da un lato il DURC irregolare impedisce all’impresa la partecipazione ad appalti, blocca pagamenti e compromette rapporti commerciali dall’altro il professionista che ha correttamente valutato la posizione del cliente si trova esposto a una perdita di credibilità per effetto di un errore amministrativo. L’impresa subisce un pregiudizio economico e organizzativo che si riflette su dipendenti, fornitori e committenti ed il professionista perde di credibilità. Il problema è sistemico. L’assenza di una responsabilità effettiva per le disfunzioni, unita a controlli disomogenei e a una limitata incidenza delle azioni di responsabilità amministrativa, alimenta un contenzioso evitabile. Le risorse pubbliche vengono assorbite dalla gestione dei ricorsi anziché dalla prevenzione degli errori. Occorre sensibilizzare le istituzioni per intervenire sull’organizzazione e sulle procedure. Formazione giuridica del personale, tracciabilità delle decisioni, verifica interna degli atti con maggiore impatto economico e reale valorizzazione della qualità dell’azione amministrativa sono strumenti già disponibili, che non richiedono nuovi oneri ma una diversa impostazione gestionale. Anche la digitalizzazione, se accompagnata da regole chiare e controlli effettivi, può ridurre margini di discrezionalità impropria e uniformare le prassi applicative. Imprese e professionisti hanno diritto a un’amministrazione prevedibile, coerente con il dato normativo e responsabile delle proprie scelte. Quando questo non avviene, la tutela non può restare affidata a iniziative isolate. Le azioni collettive e i ricorsi coordinati rappresentano uno strumento utile per portare all’attenzione del giudice e del legislatore disfunzioni che non sono più casi singoli ma modalità operative ricorrenti perché un sistema economico che vuole crescere ha bisogno di regole certe e di un’amministrazione che le applichi con rigore e misura. Contattaci per iscriverti